IL VIAGGIO DI ALCOR - 3 PARTE

Alcor si è dato un gran daffare, la macchina è pronta così come la valigia con l’occorrente, anche se, in realtà, Alcor è ben conscio di non sapere quale equipaggiamento occorre per andare chissà in quale parte del mondo o galassia.

E questo non è un modo di dire, non sa neanche se giungerà da qualche parte o, semplicemente, si spappolerà con un fragoroso e scintillante boato, che tra l’altro nessuno odrà o vedrà.

Una vera e propria incognita e qualcuno potrebbero sibilare: “non lasciare la strada vecchia per quella nuova, si sa cosa si lascia ma non quello che si trova”.
Ebbene ad Alcor queste voci di popolo non interessano. E’ pronto, con la sua super dose di coraggio e sta per lasciare tutto quello che conosce, per andare nell’ignoto, il cuore gli batte anche se non sa dare una definizione a questo stato d’animo, non avendolo mai provato. Essendo i cervellotici famosi per la loro freddezza, in quanto programmatori nati e cresciuti, Alcor non aveva fatto i conti con le emozioni.

Lo strano marchingegno di Alcor è molto simile ad un mini computer corazzato con antenne e pulsanti in ogni parte.

Sembra ben concentrato, si sta dirigendo in cima alla collina, probabilmente nella zona con maggior segnale o semplicemente isolata dagli altri.

Non indossa caschi particolari ma solo degli strani enormi occhiali, anch’essi super corazzati e sopra alla sua inconfondibile tutina ha indossato una tuta, direi sul genere spaziale che lo copre interamente, di uno strano tessuto cangiante, multicolore ovviamente grigio e blu metallizzato, non ci allarghiamo troppo con i colori.


Eccoci, ci siamo, sta guardando in una direzione in mezzo al cielo e……. non c’è più è sparito nel niente.

Eccolo finalmente è atterrato, ce l’ha fatta, non si è disintegrato, sembra visibilmente scosso ma neanche più di tanto, sta cercando di orientarsi ma non sembra affatto spaventato anche se non riesce a comprendere dove sia atterrato. Tutto intorno a lui e non solo intorno, anche il suolo che calpesta è morbido non capisce sembra gomma, prova a sporgersi e comprende che è atterrato in un mega albero pieno di rami alle quali estremità si sviluppano dei micro mondi all’interno dei quali ci sono delle coloratissime case.

Mentre Alcor cerca di capire come fare a muoversi senza precipitare sente una voce:

“Ciao ma che bella tutina, chi sei?” uno strano esserino si sta rivolgendo ad Alcor in tono molto cordiale.

Alcor sembra cercare le parole giuste da dire, ed esordisce con: “ciao sono Alcor ed avrei un po' di fame”.

Come sapete Alcor è un cervellotico e nel tempo ha imparato la lingua dei vari pianeti che riusciva a guardare, gli è bastato fare due più due, per sintonizzarsi ma il suo vocabolario non è molto vasto.

“Perfetto, io sono Spassoso ed è tutto meraviglioso perché è giusto l’ora di pranzo, seguimi che ti porto in un posto da favola”

“Che cosa è un posto da favola?”

“Da sogno, bellissimo, dai hai capito?”

Alcor non sa come rispondere forse quello strano alieno si riferisce a quando lui immagina ad occhi aperti i suoi prototipi e nuovi mondi da conoscere.

Alcor aveva riposto la tutina nella valigia insieme al suo speciale pc, ed era pronto ad iniziare la sua avventura ma in realtà era in difficoltà perché non sapeva come muoversi, come stare al passo di Spassoso.

Più di passo o camminata, si trattava di una sorta di volo arrampicato tipo scimmia o scoiattolo, allungava le braccia fino all’estremità del ramo e ramo dopo ramo si spostava nella direzione desiderata e non solo, contemporaneamente salutava con allegre smancerie ogni altro gommoso che incontrava e loro facevano altrettanto.

Finalmente Spassoso si era reso conto di aver seminato Alcor e dell’evidente handicap: “tranquillo ci penso io, sei pronto? Si parte” e così arrotolò il suo braccio ad uso corda, ben stretto intorno alla vita di Alcor e se lo portò a spasso tra i rami fino ad atterrare nel giardino di una meravigliosa casetta super colorata da dove proveniva un profumo incredibile di nonsoché ma veramente “acquolinoso”.  

Tra lo stupore e la meraviglia Alcor faceva un po' di fatica a mettere a fuoco tutta quella varietà di colori, là tutto era colorato, finalmente aveva capito su cosa era atterrato, era un enorme albero gommoso, ovunque lui toccasse era morbido i suoi passi venivano attutiti da quell’incredibile suolo che non era altro che un enorme albero di gomma che produceva come frutto dei micro mondi colorati con tanto di case altrettanto colorate con tanto di giardino, fiori, alberi…

“Tieni intanto fermati lo stomaco”, disse Spassoso porgendogli una succosa pesca.

Alcor era strabiliato, Spassoso aveva allungato il suo braccio ed aveva raccolto la pesca dall’alto di un ramo, aveva uno strano sapore che Alcor non sapeva decifrare.

“Non ingoiarla subito trattieni la polpa e gustane il sapore è particolarmente dolce, non credi?”

Ecco cosa era quel sapore, era: dolce.

 

Ok, mentre Alcor assapora il suo pranzo, vi do appuntamento alla prossima puntata…

 

 

Acquolinoso: faceva venire l’acquolina in bocca

Commenti

Post più popolari